Texas

5 settembre, 2008 § Lascia un commento

Sono in Texas ormai da tre settimane. Sono arrivato all’aeroporto George Bush di Houston alle 13.10 ora locale di un lunedì, con il volo KLM 661 carico di famiglie in vacanza come i traghetti per la Sardegna a ferragosto. Alla dogana sono l’ultimo di una fila che si esaurisce dopo di me. La guardia mi accoglie con un sorriso formale, in bilico fra la fiducia nel sogno americano e la necessità della war on terror. Non appena vede che sono italiano si rilassa e guarda serenamente il mio passaporto, insieme alla lettera di presentazione che mi accompagna: we hereby declare that Mr. Lorenzo Aldini is visiting our controlled company Inc. 9640 Bayport Blvd., 77507 Pasadena Tx, with the scope to assist the local technical management in the set up of new production lines and industrial process control. La guardia, poco più che trentenne, si distrae e mi fa domande sull’Italia: sua moglie desidera una vacanza in Italia, ma non sa esattamente dove. Mi permetto di suggerire: Tuscany, close to the beach. La guardia si esalta, brillano gli occhi e subito chiede se è costoso. Rispondo di no, ma forse sì per il cambio sconveniente. Inavvertitamente ferisco l’orgoglio americano e la nostra conversazione finisce così. La guardia inserisce i miei dati nel computer e si dimentica le impronte digitali: mi fingo contrarieto per la superficialità del controllo doganale e, col massimo rispetto, volontariamente appoggio l’indice destro e l’indice sinistro sul lettore delle impronte. Infine sorrido per la foto.

Dall’aeroporto raggiungiamo Pasadena sulla tollway Sam Houston, la quale porta il nome dell’epico generale che guidò il Texas verso l’indipendenza dal Messico, nel 1836. Sam Houston era ancora in vita quando il suo nome divenne quello della nuova capitale del Texas. Con la stessa sollecitudine i Texani di oggi hanno già intitolato l’aeroporto di Houston a George Bush, padre dell’attuale presidente “doppio vu” e figlio del petrolio. Il cielo si rischiara mentre si avvicinano le ciminiere di un’area industriale enorme, venti volte Porto Marghera. Viaggiamo per quaranta miglia fra laghi, boscaglie e tralicci della luce: pali di legno e ammassi di fili inestricabili. Di tanto in tanto spunta un villaggio di casette tutte uguali, sembrano bungalov.

Il Texas pare un enorme campeggio. Da Pasadena a Webster sono altre dieci miglia da percorrere sul West Bay Area Boulevard, che attraversa il muddy lake, nel parco natuarale Armand Bayou, e passa accanto al centro della NASA. Non vedo astronauti, ma c’e’ odore di spazio. Il posto dove risiedo a Webster è un tipico motel texano, dove gli americani lasciano l’auto in sosta davanti alla porta, come un tempo facevano con il cavallo fuori dal saloon.  I Texani di oggi possono vivere anche senza casa, ma non senza automobile.

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