Una storia da bar
gennaio 19th, 2012 § 3 commenti
Che andar per mare sia una metafora della vita, i velisti lo dicono da sempre. Ma il naufragio della nave da crociera è la metafora perfetta di molte rappresentazioni della politica italiana degli ultimi anni. Se ne sono accorti più o meno tutti e proliferano i commenti in chiave allegorica di quanto sta succedendo. La rappresentazione non finisce col naufragio, ma prosegue amplificata dalla risonanza mediatica delle interviste e dei talk show. Adesso se ne parla col linguaggio da videogame, c’è gente che dice: “io ho salvato molte vite”. Quante vite restano ancora al capitano prima del game over? Anche i commentatori più rispettabili si perdono alla ricerca di eroi, da contrapporre alla disarmante superficialità dell’emergenza. Ma con l’apparizione della giovane avventuriera moldava, la concatenazione di cause che hanno prodotto l’incidente diventa terribilmente banale. Una storia da bar: una manovra al limite, resa familiare dalla consuetudine, ma pur sempre avventata, non viene fatta al momento giusto perchè nel frattempo è apparsa una bionda sull’uscio. Non si dà l’allarme perchè potrebbe creare allarmismo, come se quella barca dei divertimenti navigasse per finta, in deroga alle regole della marineria.
Ora i giudici ed i tronisti Italiani demonizzano i colpevoli ed esaltano gli eroi che sono rimasti a contendersi le narrazioni del naufragio in lingua italiana. Ma questa vicenda va oltre i confini nazionali. La BBC trasmette i racconti dell’equipaggio: gli stewart Filippini, Indiani, Colombiani che dicono di avere salvato – da soli e abbandonati a se stessi- le migliaia di sopravvissuti, giudicano ”orrible” il comportamento dei loro superiori. In Colombia, in queste ore c’è una folla in piazza, con le foto ed i cartelli dei desaparecidos della nave da crociera italiana. L’abbandono della nave è l’onta più grave per un comandante. La giornalista chiede agli stewart filippini se hanno intenzione di agire per vie legali, contro la compagnia Costa Crociere e anche contro l’Italia, ma poi si dà la risposta da sola: sono troppo poveri, non possono vincere, anche se sono loro gli unici veri protagonisti di questa vicenda. Il capitano, gli armatori e gli ignari turisti portati a spasso, restano in secondo piano.
Ai giornali tedeschi, il personale d’equipaggio dice che Der Lohn war so ekelhaft wie das Essen, il salario era misero come il mangiare. Cinquecento Euro al mese per un mestiere a tempo pieno, d’altri tempi, agli antipodi da casa. Ma forse è meglio dire: “per un mestiere dei nostri tempi”. Nel gioco delle Crociere Costa, ogni ruolo ha la sua dose di scelleratezza.
la videotestimonianza appare chiara nel segno della metafora: a morire sono stati i più tranquillizzati a tornare nelle proprie cabine, dispersi nei meandri di un claustrofobico mostro di 300m mentre il sorrentino se ne stava brillo a pensare alla fine della sua carriera…
http://www.rainews24.it/it/video.php?id=26071
Ho letto sul corriere i commenti di un giornale tedesco sul fatto che il comandante della Costa non poteva che essere un italiano per il modo codardo con cui si è comportato. Che arroganza questi tedeschi!! Qualche decennio fa hanno dimostrato tutta la loro fermezza (che a noi fortunatamente manca) quando si è trattato di deportare gli ebrei. Meno male che siamo diversi.
Antonio
credo che i confini fra i discorsi, stupidi o sensati, siano meglio distinguibili dei confini nazionali…