Il foglio protocollo

dicembre 24th, 2011 § 2 commenti

Nell’età dell’informatica e dei corsi on-line, l’utilizzo del foglio protocollo nella scuola media può sembrare un richiamo al passato, come il tiro con l’arco.  Ma il tiro con l’arco è uno sport affascinante: permette di esercitare l’equilibrio, allineando lo sguardo, il corpo e la mente.  Anche il foglio protocollo è un rito che allinea i gesti ed i pensieri: occorre piegarlo bene e poi scrivere il nome a metà, nella colonna giusta.   Prepararlo correttamente  non è affatto banale  e consegnarlo in ordine è un esercizio.  In prima media può essere complicato, ma in seconda ed in terza diventa una parte dei riti di iniziazione verso l’età adulta. Visto che la sua forma e le sue dimensioni sono quelle di un quadernone aperto a metà, alla richiesta di un foglio protocollo viene naturale strappare un foglio dal primo quadernone che capita sotto mano. Lo strappo è un gesto brusco ed approssimativo, niente a che vedere con il tiro con l’arco.  Nella maggior parte dei casi il foglio viene staccato male, con strappi sul dorso.  Ci vuole più impegno: il foglio protocollo è un’altra cosa, è una scelta volontaria che comincia la mattina prima di entrare a scuola. Bisogna fermarsi in un negozio e chiedere: “un foglio protocollo!”.  La carta è più pregiata ed il foglio più leggero.

Ho deciso di dare voti più alti a chi utilizza il foglio protocollo nei compiti di verifica in classe. Sembrava chiaro a tutti, ma ancora una volta mi ritrovo a correggere pagine di carta pesante, che, al centro, portano i segni dei buchi delle graffette. Sono stati staccati da un quaderno, con tutta la cura possibile, daccordo, ma non sono fogli protocollo. Eppure mi sembrava di avere spiegato bene la differenza.  In classe lo faccio notare: non posso alzare i voti come avevo promesso.  ”Ma come? ” sento rispondere: “li abbiamo comprati dal tabaccaio!”   Il mondo del commercio non è alleato dei miei intenti pedagogici.  Devo modificare il mio giudizio e premiare almeno le intenzioni di chi si trova in difficoltà ed era in buona fede.   Un quaderno costa un euro e cinquanta e contiene quaranta fogli.  Al tabaccaio conviene vendere questi fogli uno alla volta, ciascuno al prezzo di dieci centesimi: “Tanto  a scuola nessuno vede la differenza fra un foglio di quaderno ed un foglio protocollo”.  In due parole ho introdotto il concetto di speculazione economica e credo che i ragazzi l’abbiano capito: andranno dal tabaccaio a protestare.

La crisi finanziaria globale che assottiglia i nostri risparmi ha radici profonde, diramate perfino nei negozi dei tabaccai, all’ingresso di una scuola media di provincia.  Non c’è valore aggiunto nello strappo di una pagina da un quaderno, ma la nostra economia si regge anche su questo, sempre di più.  Cerchiamo il valore aggiunto di beni e servizi nelle zone grige, che si allargano fra una forma ed una sostanza sempre più divaricate.  L’immagine ha il sopravvento (l’immagine approssimativa, ciò che sembra vero al primo sguardo superficiale).  Ma poi, a lungo andare, prevale quello che c’è sotto, chiamiamolo pure “realtà”.

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