Vedute romane (II)
dicembre 9th, 2011 § 1 commento
Roma Esquilino, mattina. Il Signor Fugazza paga l’albergo e si attarda al banco della reception. C’è poco spazio all’Hotel Santa Prassede e lui parla ad alta voce per farsi sentire da tutti. All’ingresso stanno pigiati i tavoli rotondi delle colazioni coi turisti scandinavi ammutoliti e con gli altri ospiti di passaggio, gente per lo più del Nord Italia. Il signor Fugazza ha l’impermeabile sotto braccio e la voglia (tipica milanese) di farsi sentire. Ha un’aria mediamente distinta -da aperitivo in galleria sotto la madonnina- e gli anni di chi ha conosciuto tante storie: il dopoguerra, il sessantotto, la “Milano da bere” e Vittorio Feltri. Dall’alto delle sua posizione, presunta dominante, deforma la bocca in uno spasimo per decantare la magnificenza di una donna vista in strada la sera prima: “Una gran cavalla, di quelle da metterci la cinghia in bocca: ma era già con lo stallone, poco da fare!” Un erotismo scurrile alimenta ad alta voce le fantasie della terza età, che vuole riconciliarsi, almeno a parole, con l’impotenza senile, in un perfetto stile da talk show. Dopo il preambolo verbosamente autoerotico, il signor Fugazza parla di Giorgio Napolitano più o meno con lo stesso tono: “ci tocca prenderla nel culo anche da quel vecchio stronzo”. Apprezzo la professionalità del portiere che ascolta con attenzione e non dà segni di smarrimento. Siamo tutti spettatori di una gerontomachia. Io faccio colazione, ma non trovo il burro.