La matematica per tutti

30 novembre, 2011 § Lascia un commento

A scuola ritrovo una pazienza che credevo di avere perso. Il rapporto quotidiano con le nuove generazioni di dodicenni e di tredicenni sazia un istinto che ho trattenuto come in apnea nella vita privata. I genitori sanno cosa significa vedere crescere i figli, mentre un insegnante senza figli lo impara a scuola. Vedo gli alunni cambiare in viso da una settimana all’altra: dopo  due mesi hanno già i lineamenti diversi da quelli che ricordo di avere visto il primo giorno, più robusti, meno garbati, sembrano quasi adulti e poi ritornano infantili, nascosti dalla maschera di un burattino. Trasformazioni ancor più magmatiche avvengono nei centri nervosi e riguardano le emozioni, la conoscenza e la coscienza. Ogni parola lascia un segno e l’intonazione della voce arriva prima dei contenuti. Le emozioni si intrecciano e formano figure astratte nell’aria, che possono agevolare oppure ostacolare la comprensione. Ogni parola lascia un segno, ma la materia su cui il segno agisce non è mai la stessa: è acqua o terra, fango o pietra. Talvolta mi sembra d’essere alle prese con un cesto di anguille vive e inafferrabili.

Provo a chiedermi a cosa servono i segni di matematica e di scienze che vado raccontando a questi ragazzi di scuola media e forse se lo chiedono anche i genitori, in apprensione per le sorti scolastiche dei figli. In prima battuta, può essere imbarazzante sapere che la maggior parte dei genitori adulti (perfino gli insegnanti di materie letterarie) non sanno affrontare la matematica che insegno ai loro figli e non conseguirebbero la sufficienza in una prova d’esame ufficiale. Se i genitori conducono una vita di successo pur ignorando la matematica delle scuole medie, non si capisce perchè i loro figli devono faticare ad impararla. Nella scuola dell’obbligo nessuno deve essere costretto ad imparare cose inutili. Il ragionamento fila come un’inferenza logica: allora perche tanta fatica con qualcosa di cui, nella vita, si può fare a meno? La scuola media potrebbe sembrare una corsa ad ostacoli, con l’unico scopo di distinguere i bravi dagli asini.  Quando le famiglie hanno uno scatto d’orgoglio e si fanno carico delle carenze dei figli, si scatena un curioso corto circuito: “Professore, dobbiamo lavorare, la sera torniamo a casa stanchi e non possiamo studiare con i nostri figli.” E poi: “quei compiti sono troppo difficili, neanche mio marito li ha capiti.” La matematica è in fondo una materia tecnica, deve insegnare a fare i conti: “Adesso c’è la calcolatrice, allora perchè farla così difficile?”  Per leggere, scrivere e “fare di conto”, bastano la scuola elementare ed una calcolatrice da quattro euro, con le batterie solari. Se in alternativa passasse l’idea di una matetematica ridotta ad un elenco di contenuti, propedeutici alle tappe successive dell’istruzione, alle scuole medie non avrebbe senso insegnarla a tutti.

Alle medie, la maggior parte dei genitori si aspetterebbe solo un ripasso dei contenuti delle scuole elementari: quadrati e triangoli, addizioni e sottrazioni, moltiplicazioni e divisioni, tirati per le lunghe fino ai quattordici anni, tanto per occupare il tempo dell’obbligo scolastico. Chi vorrebbe proseguire oltre la scuola dell’obbligo, al contrario, si aspetta nuove sfide e giochi matematici, per vedere quanto è bravo, come se la matematica fosse un esercizio di ginnastica artistica. La matematica delle scuole medie oscilla così fra due estremi: fra un programma di base, elementare, ed un altro che potremmo giudicare circense, da scimmiette ammaestrate. Il confronto con l’attività sportiva può aiutare a capire. La scuola dell’obbligo, per sua natura, non può essere un vivaio di primatisti. Deve accompagnare tutti (o quasi tutti) verso il traguardo. L’ora di ginnastica da qualche anno si chiama educazione motoria, contro gli eccessi della competizione e dei primati. Anche le ore di matematica e di scienze potrebbero trovare un significato nuovo se venissero chiamate così: educazione motoria applicata alla mente, ai circuiti del pensiero e delle emozioni, che invece sono abbandonati a se stessi, sottoposti agli eccessi della TV e del web. I ragazzi di questa età dovrebbero trascorrere più tempo nell’esercizio di facoltà umanizzanti e la cultura scientifica, a cominciare dal metodo scientifico, può avere un ruolo trainante nel processo di umanizzazione del pensiero: non solo calcoli, non solo procedure, ma la costruzione coordinata di pensieri, discorsi e disegni,  alla scoperta di una sintonia interiore, come una pratica yoga.

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