Prima di lasciare l´Hotel Plaza a Kurfurstendamm, nel centro occidentale di Berlino, ho pensato di entrare in quel museo della storia di Berlino che é annunciato dall´ala di un piccolo aeroplano piantata verticale, sotto i tigli del Kurfurstendamm. L´esposizione multimediale é un ammasso di oggetti, foto, film, rievocazioni da museo delle cere; tutto é sorprendente come un circo o un luna park, ma é in cantina che si rimane davvero sconvolti. Nei sotterranei dell´edificio dov´ é il museo, nello stesso isolato dov´é anche l´Hotel Plaza, é concessa la visita guidata ad un luogo eccezionale della storia piú recente, un rifugio antiatomico “pubblico” costruito nel 1974 dal governo federale per i berlinesi dell´ Ovest.
La guida che accompagna giú per le scale é una giovane tedesca bionda dalle movenze aggraziate, che parla bene Inglese. Dice che lá dentro c´é ancora posto per tremilaseicento persone, da fare entrare a gruppi di venti, dopo una doccia decontaminante. Le riserve d´aria e di cibo permettono di sopravvivere nella semioscuritá fra i muri di cemento armato per due settimane, tutti stesi stretti su file interminabili di cuccette a quattro piani in caso di guerra termonucleare. Poi, dopo le prime due settimane… Poi? Tutti di nuovo fuori, a farsi illuminare dalle radiazioni ionizzanti, che di certo non si esauriscono in solo due settimane, in caso di attacco nucleare.
Entrando si capisce che questo rifugio é perfettamente inutile oltre che ingestibile. Un´idea cosí poteva venire solo ai tedeschi memori dei campi di sterminio nazisti. Di rifugi siffatti a Berlino ce ne sono ancora venti, nell´ex settore occidentale, tutti costruiti negli anni Settanta del Novecento. Erano una risposta surreale alla minaccia ancor piú surreale di un attacco nucleare da Est. Una storia da guerra fredda.
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6 Maggio, 2009 alle 6:15 pm |
Surreale una sega!
Adesso e’ facile dire surreale, ma anche noi, che ai tempi della crisi di Cuba non c’eravamo, quando il blitz di Carter nel deserto iraniano ando’ storto (1979) abbiamo avuto i cinque minuti di stretta.
Perfettamente credibili furono poi quei primi venti minuti di “the day after” (1983) e il crescendo di scaramucce tra le due Germanie che portava al lancio degli ordigni nucleari.
Adesso si fa presto a paragonarci a quei villici che si risvegliarono integri la mattina del 1 gennaio del 1000, ma avremmo potuto far la fine dell’orchestrina del Titanic delle gallinelle dell’imperatore Onorio o degli invitati a colazione di Maria Antonietta.
La storia e’ piena di invincibili armate andate a picco prima che potessero toccare le coste nemiche, per sfortuna, imperizia od insipienza di chi le comandava.
Un giorno ci racconteranno anche di qualcuno che il pollice su quel bottone ce lo teneva per davvero. Fino ad allora, se proprio non vogliamo ringraziare chi ebbe il polso fermo prima e veloce poi, almeno ammettiamo di aver avuto un gran culo.
7 Maggio, 2009 alle 3:57 pm |
Luca, grazie per i riferimenti colti in merito alla storia recente di cui siamo stati testimoni, sebbene infanti. Ma io ho detto Surreale e non “irreale”, c´é una bella differenza di significato. Anche Berlusconi é surreale, eppure c´é e credo che sia anche un po´radiattivo, con tutto quello che dice…